Lassù i rumori del mondo non arrivano. Una luce intensa, quella dei volti, taglia come una pennellata caravaggiesca i chiaroscuri dei luoghi, incantevoli, quelli della valle d’Aosta, e dei tempi, quelli terribili dell’ultimo fascismo che nel nord d’Italia diventa lo strumento di morte e di violenza del nazismo, fondendosi con esso nella farsesca e sanguinaria repubblica di Salò. Una pagina poco conosciuta quella della Resistenza nella valle d’Aosta, da riscoprire, da rileggere e intanto, grazie a questo prezioso mediometraggio da vedere. Emile Chanoux, sua moglie Celeste, il suo amico Lino. Sono i loro volti che risplendono del sogno di una libertà che non riusciranno a vedere ma che hanno contribuito a costruire. Il film, nato dall’accurata sceneggiatura di Manuela Tempesta, si muove agilmente nel cuore degli avvenimenti salienti della parte conclusiva della vita di Emile Chanoux. Un personaggio capace in quegli anni lontani e complessi di immaginare possibile un’Italia repubblicana e federalista, chiamata a valorizzare le lingue parlate nella penisola e le autonomie locali. Manuela Tempesta spiega con passione come è nato il progetto dedicato a Emile Chanoux. “Nel 2003 – ci spiega – si è sentita una forte esigenza, quella di far conoscere alla nuova generazione di valdostani, ma non solo, una delle figure centrali per la storia politica della Valle d’Aosta e per la storia della sua principale formazione, l’Union Valdotaine, che ha tratto le sue origini nel pensiero di Chanoux e della Resistenza Italiana. Un grande uomo nato in una piccola regione, più nota per tristi eventi di cronaca come il delitto di Cogne che per la ricchezza della sua storia”. Pochi, infatti, ricordano che quando il fascismo ha preso il potere, ha vietato nella valle l’insegnamento del francese, ha cambiato i nomi delle strade, licenziato molti dipendenti statali e tanti operai, i quali, per sopravvivere, sono stati costretti ad emigrare in Francia. Chanoux, che milita da giovane nel partito popolare si ritrova nel crinale del ’43 a rientrare dalla Francia e a prendere la guida della Resistenza locale, in un dialogo aperto con valdesi e azionisti, con i quali sottoscrive un importante documento unitario a Chivasso nel dicembre di quell’anno, volto a garantire il futuro riconoscimento delle identità valligiane. Un impegno serrato, che le immagini del film restituiscono nell’umanità e nella capacità di dialogo con contadini e allevatori. Emile Chanoux, pensatore, politico e scrittore, più che un uomo d’azione, organizza i partigiani di Aosta fino al 18 maggio del 1944. Arrestato e torturato dai nazi-fascisti, muore nel buio della cella, quella notte, nella caserma di via Frutaz ad Aosta. Per seppellirlo viene addirittura ordinato il coprifuoco. Nessuno può vederlo, nemmeno i familiari. A Manuela Tempesta chiediamo anche come è stato realizzato il mediometraggio. Con calore ce lo illustra. “Per primo, c’è stato un contributo della Regione Valle d’Aosta, tuttavia non sufficiente per una realizzazione di più considerevoli proporzioni, come all’inizio si ipotizzava. È stata condotta un’ attenta ricerca storica, filmando nel corso del 2004 nei luoghi in cui realmente gli avvenimenti si sono svolti e in cui ha vissuto il protagonista, con un’attenta ricerca sia per i dialoghi, sia per i costumi. Lassù i rumori del mondo non arrivano, meriterebbe insomma di trasformarsi in un lungometraggio”. Dello stesso avviso il regista Alessandro Stevanon e i protagonisti Roberto Accornero (Emile Chanoux), Marta Iacopini (Celeste) e Giorgio Marchesi (Vincent Trèves). I presupposti artistici e la volontà degli attori e dei realizzatori concorrono ad alimentare una speranza tutta da condividere. Molte scene, per problemi economici e di tempo, sono state tagliate, ma sono pronte per essere nuovamente inserite. Si è così chiamati a condividere l’entusiasmo che vuole il mediometraggio solo l’inizio di un’avventura cinematografica, carica di sensibilità, forza, tensione ideale.
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